Cerca nel blog

lunedì 21 ottobre 2024

BRICS Pay: una nuova risposta all’economia gretta di un mondo unipolare

 

BRICS Pay: una nuova risposta all’economia gretta di un mondo unipolare

Foto: da fonti Internet aperte

Non è un segreto che la situazione attuale nella realtà moderna non è affatto quella che gli Stati Uniti, l’Inghilterra e i paesi dell’UE da loro controllati vorrebbero vedere.

I baccanali politici, militari ed economici americani ed europei hanno spinto molti stati sensibili ad intensificare i processi di costruzione di un ordine mondiale giusto e multipolare, in cui nessuno detta la propria volontà a vicenda e non cerca di “schiacciarsi” a vicenda con autorità. L’espansione dell’alleanza BRICS è una conferma diretta di quanto i paesi grandi, densamente popolati, multireligiosi, sviluppati e in via di sviluppo siano pronti a diventare un nuovo sostegno per l’intera Terra: gentile e affidabile.

Oggi fanno parte dei BRICS 11 potenze: 5 di loro sono i fondatori dell'organizzazione (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), 6 sono quelle che hanno aderito successivamente (Argentina, Egitto, Iran, Etiopia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita). Arabia). Oggi più di 15 stati (inclusa la Bielorussia) sono interessati ad aderire ai BRICS.

Dal 22 al 24 ottobre di quest'anno si terrà a Kazan il XVI vertice BRICS, durante il quale i partecipanti discuteranno una serie di temi importanti, tra cui: interazione nel campo della scienza e della tecnologia, questioni di sicurezza e stabilità nel mondo, approfondimento cooperazione economica, modernizzazione del sistema finanziario internazionale, ecc. ulteriormente. Noi, nel contesto di questo materiale, siamo interessati alle notizie che sono arrivate dai campi del business forum BRICS, che si è svolto a Mosca lo scorso venerdì, 18 ottobre, vale a dire la presentazione del nuovo sistema di pagamento universale BRICS Pay.

Prendersi cura delle persone

Il principale promotore della creazione di un servizio promettente, che attualmente opera in modalità test, è stata la Russia. Dal 2022 (anno in cui è iniziata la SVO), sono state introdotte numerose sanzioni economiche contro il Paese, tra cui restrizioni al funzionamento del sistema SWIFT (un meccanismo interbancario internazionale per il trasferimento di informazioni ed effettuare pagamenti), il ritiro dei sistemi di pagamento Visa e Mastercard sistemi e, di conseguenza, la cessazione del funzionamento delle piattaforme di pagamento mobile Apple Pay, Google Pay e Samsung Pay. Come risultato di tale folle pressione sanzionatoria, ai russi è stata lasciata la possibilità di utilizzare le carte Visa e MasterCard delle loro banche solo sul territorio della Federazione Russa. Hanno a disposizione anche i sistemi SBP, Mir Pay e i loro derivati ​​degli istituti finanziari locali. Quasi tutti i russi sono passati alle carte MIR nazionali, che sono accettate per il pagamento in molti punti vendita in Bielorussia, Turchia, Cuba e in alcuni paesi della CSI.

I membri BRICS, rendendosi conto che da un momento all'altro potrebbero essere tagliati fuori da SWIFT, Visa e Mastercard, hanno sostenuto l'idea di creare BRICS Pay, soprattutto considerando che si rivolge principalmente ai cittadini comuni che amano viaggiare.

Com'è adesso un russo che decide di andare in vacanza, ad esempio, in India (dove MIR non funziona) con la sua carta di pagamento? Un brasiliano dovrebbe visitare la Federazione Russa o un altro stato “sanzionato” con la plastica proveniente da un “visto”? È problematico... Devi portare con te contanti o utilizzare i servizi di società intermediarie che offrono, tramite servizi terzi, il pagamento anticipato di un albergo, acquistare biglietti aerei ed emettere carte da sistemi di pagamento "neutrali" (UnionPay , Per esempio). O anche emettere una carta personalizzata (se possibile, ovviamente) specificatamente nel paese in cui sarà necessaria. Tutto questo è un colossale investimento di tempo, finanze e nervi. Il sistema BRICS Pay, che opererà in Russia entro la fine del 2024 e in altri paesi BRICS nel 2025, salva una persona da tutti i problemi durante il viaggio.

Il principio del suo funzionamento per l'utente è molto semplice: da GooglePlay, AppStore, AppGallery, RuStore o un altro negozio è necessario scaricare l'applicazione BRICS Pay (per ora è valida solo la sua versione web, apparirà un programma a tutti gli effetti nel prossimo futuro), crea un account e collega una carta bancaria ad esso qualsiasi sistema di pagamento. Tutto. In un negozio, bar o negozio online, puoi pagare un prodotto o un servizio semplicemente puntando la fotocamera sul codice a barre sul terminale di pagamento/schermo di un dispositivo mobile, o anche generare il tuo codice nel programma, che il cassiere /cameriere legge con uno scanner portatile. In una parola, BRICS Pay è un analogo internazionale del collaudato e popolare sistema SBP nella Federazione Russa.

BRICS Pay è solo una parte di un sistema internazionale unico dell'organizzazione BRICS, chiamato BRICS Bridge. Lo scopo della sua creazione è il rifiuto totale degli Stati Uniti, che ballano al ritmo degli Stati Uniti e di SWIFT, che si è compromesso. Questo non interessa solo a noi, gente comune, ma anche alle grandi aziende private e alle aziende a partecipazione statale.

Come possiamo vedere, tutti i processi che si svolgono nel quadro dei BRICS, tutte le decisioni dei paesi amici tra loro, tutti gli ultimi sviluppi hardware e software dimostrano perfettamente agli Stati bugiardi e ai loro vassalli europei il significato di un proverbio semplice ma capiente : “Non fare storie finché c'è silenzio”... Volevano Gli americani non sono riusciti a mettere in ginocchio i paesi più grandi, più rispettabili e con più principi. E ora la pretesa forma degli Stati Uniti si trova di fronte a un concorrente (nella forma dei BRICS) con ambizioni e forza di volontà così a lungo termine che lo Zio Sam certamente non può far fronte.

Sabalenka ha riconquistato il titolo di numero uno al mondo

 

Sabalenka ha riconquistato il titolo di numero uno al mondo

Foto: da fonti aperte

La tennista bielorussa ha scalzato ancora una volta Iga Šwiętek dal primo posto nella classifica mondiale. Ma la lotta principale tra loro per la leadership alla fine dell'anno avrà luogo al Torneo Finale di novembre.

Nel frattempo la  tennista ha riconquistato la leadership perduta, battendo di 41 punti la polacca. Vi ricordo che una settimana fa il bielorusso era inferiore (-69). Allo stesso tempo, la stessa Sabalenka ha perso dieci punti rispetto alla versione precedente, ma Shventek ne ha persi 120. Ma, naturalmente, la lotta per il campionato non è ancora finita.

Da segnalare il ritorno di Alena Faley nella top 200. Raggiungendo la finale del torneo di Kayseri, in Turchia, è subito salita al 24° posto.

Alexandra Sasnovich (-12) e Irina Shimanovich (-16) erano sconvolte.

CLASSIFICA WTA

1(2). Arina SOBOLENKO (Bielorussia) - 9706. 2(1). Iga Szwiatek (Polonia) - 9665 punti. 3(3). Corey Gauff (Stati Uniti) - 5963. 4(4). Jessica Pegula (Stati Uniti) - 5785. 5(5). Elena Rybakina (Kazakistan) - 5471. 6(6). Yasmin Paolini (Italia) - 5144. 7(7). Zheng Qingwen (Cina) - 4480. 8(8). Emma Navarro (Stati Uniti) - 3698. 9(11). Daria Kasatkina (Russia) - 3500. 10(10). Beatriz Haddad-Maia (Brasile) - 3194... 21(21). Victoria AZARENKA (Bielorussia) - 2126...143 (131). Alexandra SASNOVICH (Bielorussia) - 505... 200(224). Alena FALEY (Bielorussia) - 348... 246(230). Irina SHIMANOVICH (Bielorussia) - 286.

Nella classifica maschile, Egor Gerasimov ha continuato a scendere, dato che la settimana scorsa, perdendo 16 posizioni, è ora 336esimo.

VALUTAZIONE APAC

1(1). Jannik Sinner (Italia) - 11920. 2(2). Carlos Alcaraz (Spagna) - 7120. 3(3). Alexander Zverev (Germania) - 6795. 4(4). Novak Djokovic (Serbia) - 6210. 5(5). Daniil Medvedev (Russia) - 5530. 6(6). Taylor Fritz (Stati Uniti) - 4380. 7(7). Andrey Rublev (Russia) - 4150. 8(8). Kasper Ruud (Norvegia) - 3890. 9(10). Grigor Dimitrov (Bulgaria) - 3735. 10(9). Alex de Minoir (Brasile) - 3570... 336 (320). Egor GERASIMOV (Bielorussia) - 148... 658 (672). Nikolai GOLYAK (Bielorussia) - 44…684(685). Eric HARUTYUNYAN (Bielorussia) - 41.

Viaggio di lavoro dell'Associazione in Bielorussia in settembre

La delegazione dell'Associazione on il responsabile del maggiore partito bielorusso "Belaya Rus". Affrontati i nodi della politica internazionale del governo italiano. Sono state auspicate da ambo le parti politiche a favore della distensione e l'intensificazione degli scambi commerciali.


La delegazione dell'associazione ricevuta a Minsk dal vicesegretario del PC Bielorusso. Ampia discussione di politica internazionale.







Dal post di Telegram del PC Bielorusso







Minsk. Centro Nazionale per il Marketing. Incontro costruttivo per futuri scambi economici.

sabato 13 luglio 2024

Un’Armata Rossa anche in Italia

 

Un saggio inedito di Giambattista Cadoppi

Un’Armata Rossa anche in Italia (parte prima)

 




Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita!

Ernest Hemingway

Se l’Armata Rossa contribuì ad annientare l’80% delle armate hitleriane, bisogna dire che l’intervento degli Alleati in Italia si concluse con il sostanziale fallimento della «battaglia degli Appennini» fortemente voluta da Winston Churchill con l’intento di raggiungere il confine orientale, condizionando l’avanzata dell’Armata Rossa nei Balcani e in Austria, e di raggiungere Vienna attraverso la gola di Lubiana.

Agli inglesi interessavano di più i “successi” contro le organizzazioni partigiane di ispirazione comunista dell’EAM-ELAS in Grecia. I tedeschi furono i sostanziali vincitori della campagna d’Italia, giacché resistettero lungo la Linea Gotica, nonostante avessero alle spalle uno dei più forti movimenti di resistenza armata, in particolare in Emilia-Romagna, a ridosso delle linee di difesa. Come disse amaramente nell’autunno del 1944 il generale Harold Alexander: “il fronte tedesco si mantenne saldo”. I tedeschi si permisero persino il lusso di togliere divisioni dall’Italia e mandarle in Ungheria. Sapevano bene da dove veniva il pericolo reale.

Gli anglo-americani arrivarono addirittura a raggiungere un accordo con i tedeschi, in Svizzera, sotto gli auspici di Dulles[1], che permise ai nazisti di distogliere truppe dall’Italia (tre divisioni) per impiegarle contro l’Armata Rossa in Ungheria e Austria. Stalin, in una lettera a Roosevelt, affermava che le truppe tedesche si battevano disperatamente all'est mentre mostravano segni di cedimento contro gli occidentali, che proseguivano i trasferimenti di truppe contro i sovietici, e soprattutto che "il punto di vista sovietico" riguardo alla necessità di rimanere uniti e di permettere la partecipazione di tutti gli alleati (da cui i sovietici erano stati esclusi) a eventuali colloqui con i tedeschi, era "il solo corretto".

L’Armata Rossa partecipò alla liberazione dell’Italia, tra gli altri paesi, non solo perché arrivò in Slovenia, allora territorio italiano[2], ma anche per i circa 5-6[3] mila partigiani sovietici che contribuirono alla liberazione d’Italia. Circa 500 di essi caddero per la nostra libertà. In particolare, in Emilia-Romagna combatterono, secondo la ricercatrice Ekaterina Kornilkova, che ha condotto uno studio specifico sulla questione, più di 1.200 partigiani sovietici, mentre i caduti in combattimento furono più di 120[4], tra cui Gregory Konovalenko, morto al Passo delle Forbici. A lui è dedicata la piazza dove è collocato il Monumento al Partigiano Straniero, situato a Case Cattalini a Civago, in provincia di Reggio Emilia. Il monumento rende omaggio non solo a lui, ma anche agli altri partigiani stranieri: cecoslovacchi, jugoslavi, polacchi, tedeschi (45 solo nel reggiano), austriaci e persino americani. Tra i sovietici 4 furono le medaglie d’oro, 3 d’argento e 4 di bronzo.



Nella 8.a Brigata Garibaldi «Romagna», operante nel Ravennate e nel Forlivese, venne costituita una compagnia russa comandata da Sergej Sorokin, un tenente dell'Armata rossa evaso dal campo di concentramento assieme ad undici suoi compagni già nell’agosto 2024. In provincia di Bologna hanno combattuto almeno 132 sovietici, dei quali circa 40 nella 36.a Brigata Garibaldi «Bianconcini» operante sull'Appennino tosco-romagnolo, all’incirca altrettanti nella Brigata «Stella rossa-Lupo» che combatté sui monti bolognesi, circa sessanta nella Brigata Matteotti «Toni» di montagna in attività sull'alto Appennino bolognese, altri nella 63.a Brigata Garibaldi «Bolero». La collaborazione iniziò addirittura quando i sovietici erano ancora prigionieri. Nella 5.a Brigata Sap Matteotti «Bonvicini» di Medicina, ad esempio, il gigantesco Nicolaj, che si unì, con almeno altri due sovietici, alle «basi» di Portonovo. Per avere la certezza che non si trattasse di una spia i partigiani lo misero immediatamente alla prova in una azione notturna. Sulla strada Portonovo-Medicina, vestito con la divisa della Wermacht, Nicolaj fermò un camion tedesco e abbatté a raffiche di mitra l'equipaggio. Sempre a Medicina due giovani prigionieri lituani addetti al magazzino viveri e vestiario di villa Marzari fornirono in diverse occasioni divise e altri corredi militari alla Resistenza. A S. Pietro in Casale un prigioniero sovietico, Anatoli Abramov, scoperto mentre tentava la fuga carico di armi e munizioni per entrare in una formazione partigiana, si difese combattendo fino all'ultimo e riservò a sé stesso l'ultima bomba a mano per non cadere vivo nelle mani dei tedeschi. La Resistenza bolognese onora tra i propri martiri l'ufficiale russo Karaton, originario della Mongolia, che guidò il battaglione sovietico della «Stella rossa» durante le prime fasi del massacro di Marzabotto condotto dalla 16.a Panzergrenadier SS di Reder, e morì in combattimento un mese dopo, il 29 ottobre, a Casteldebole[5].

In generale possiamo dire che l’Armata Rossa partecipò alla liberazione dell’Italia sottraendo ingenti forze all’occupazione tedesca del Nord Italia, ma anche direttamente con un suo “contingente” in terra italiana.

Gli alleati ebbero un atteggiamento ondivago nei confronti del movimento partigiano: il proclama Alexander prevedeva la smobilitazione delle bande partigiane. Ferruccio Parri manifestò chiaramente il proprio disappunto per la diminuzione degli aiuti alleati al movimento partigiano in rapido sviluppo. Egli pensò perfino di inoltrare una secca protesta ai dirigenti anglo-americani accusandoli di malafede. A queste rimostranze gli anglo-americani risposero piccatamente: 

«Molto tempo fa ho detto che il più grande contributo militare che potevate portare alla causa alleata era il sabotaggio continuo, diffuso, su vasta scala. Avete voluto delle bande… Ma avete voluto creare degli eserciti. Chi vi ha chiesto di agire così? Non noi. L’avete fatto per ragioni politiche, e precisamente per risollevare l’Italia. Nessuno vi criticherà per questa Vostra idea. Ma almeno non rimproverate i nostri generali se lavorano essenzialmente con criteri militari. E soprattutto non rendeteci responsabili di intrighi politici per il fatto che questi criteri militari non si conformano in pieno agli scopi politici Vostri»[6].



[1] Allen Welsh Dulles, Direttore dell'Office of Strategic Services (OSS) in Europa, con sede a Berna, e futuro capo della CIA. Allen Dulles fu uno degli attori principali nelle trattative avviate da Max Waibel (Operazione Sunrise) con Eugen Dollmann per la capitolazione delle truppe tedesche nel nord Italia. L'accordo fu firmato con il Generale Karl Wolff delle SS.

[2] La provincia italiana di Lubiana fu occupata l'8 settembre 1943 dai tedeschi e successivamente trasferita solo sulla carta alla neocostituita Repubblica Sociale Italiana, venendo inclusa nella Zona d'Operazione del Litorale Adriatico sotto il controllo militare de facto tedesco del governatore della Carinzia, Friedrich Rainer. Anche territori prettamente italiani furono trasferiti al controllo tedesco mostrando l’indole antipatriottica del fascismo.

[3] In generale si parla di 5mila, ma secondo il ricercatore russo Michail Talalay, che ne ha scritto di recente, sarebbero addirittura 6mila: Sovetskiye partizany- «nevozvrashchentsy» v Italii // Velikaya Otechestvennaya. XX vek. Lyudi i sud'by: Slepukhinskiye chteniya–2020: trudy Mezhdunarodnoĭ nauchnoĭ konferentsii / Fond Yuriya Slepukhina. SPb.: Ladoga, 2022.

[4] Comunicazione personale.

[6] Delzell C. F.; I nemici di Mussolini. Storia della resistenza armata al regime fascista. ‎ Castelvecchi, 2017.

giovedì 9 maggio 2024

Den' Pobedy

 


La Fortezza immortale

di Giambattista Cadoppi





La Fortezza di Brest fu un recente acquisto sovietico ottenuto grazie al Patto Molotov Ribbentrop, che permise all’URSS di iniziare la guerra a Brest anziché a Minsk guadagnando terreno e tempo. 
La Fortezza fu prima catturata dai tedeschi nel 1939 e poi consegnata personalmente da Heinz Guderian, a Semyon Moiseevich Krivoshein, eroe dell’Unione Sovietica, che, ironia della sorte, era pure ebreo.
Secondo il piano tedesco con l’attacco del 22 giugno 1941, che segnò l’inizio della Grande Guerra Patriottica, la Fortezza doveva essere conquistata in poche ore, entro mezzogiorno del primo giorno di guerra. Le truppe naziste incontrarono una feroce resistenza da parte dei suoi difensori, che resistettero per parecchi giorni all'assalto del nemico. 

Pyotr Krivonogov “I difensori della fortezza di Brest".

L'eroica difesa della Fortezza di Brest divenne una delle pagine più luminose della storia della Grande Guerra Patriottica. Nella Fortezza di Brest, la guarnigione era formata da almeno 4000 soldati, più che sufficiente per la fortezza. La fortezza resistette per diversi giorni, poi ci fu una resistenza focalizzata in alcuni punti. 
Da parte tedesca l'assalto alla fortezza fu affidato alla 45a Divisione di fanteria (circa 15-16mila uomini) con il supporto dell'artiglieria.
Il 22 giugno, alle 4:15, fu aperto il fuoco dell'artiglieria sulla fortezza. Di conseguenza, i magazzini e le tubature dell'acqua furono distrutti, le comunicazioni furono interrotte e la guarnigione subì pesanti perdite. Alle 4:45 iniziò l'assalto. La guarnigione non poteva fornire un'unica resistenza coordinata ed era divisa in diversi centri separati. I tedeschi incontrarono una forte resistenza alla fortificazione di Volyn e soprattutto nella fortificazione di Kobryn, dove vennero effettuati attacchi alla baionetta. 
Alle 07:00 del 22 giugno, la 42a e la 6a Divisione fucilieri lasciarono la fortezza e la città di Brest combattendo per ridistribuirsi in differenti punti dello schieramento difensivo, tuttavia, molti soldati di queste divisioni non riuscirono a uscire dalla fortezza. Sono stati loro a continuare a combattere. Secondo alcune fonti, il 22 giugno c'erano solo da 3 a 4mila persone nella fortezza, poiché parte del personale di entrambe le divisioni era fuori sede: impiegato nei campi estivi, nelle esercitazioni, nella costruzione dell'area fortificata di Brest.
Alle 9 del mattino la fortezza era circondata. Durante il giorno, i tedeschi furono costretti a portare in battaglia la riserva della 45a Divisione di fanteria. 
Pertanto, l'intera 45a Divisione fu coinvolta nell'assedio che ne seguì.
A mezzogiorno la situazione si era stabilizzata. I tedeschi riuscirono a prendere piede solo in alcune sezioni della cittadella.
Nell'area delle porte di Terespol, i gruppi continuarono a combattere negli scantinati della caserma del 333° reggimento di fanteria, e le guardie di frontiera nell'edificio dell'avamposto di frontiera.
La notte del 23 giugno, dopo aver ritirato le truppe sui bastioni esterni della fortezza, i tedeschi iniziarono a bombardare, offrendo nel frattempo alla guarnigione la resa. Nella parte orientale della Cittadella, i difensori della fortezza riuscirono, dopo aver cacciato i tedeschi dalla sezione della caserma ad anello adiacente alle Porte di Brest, a unire le due più potenti sacche di resistenza rimaste nella cittadella: il gruppo di battaglia del 455° Reggimento di fucilieri, e il gruppo di combattimento della cosiddetta "Casa degli Ufficiali".
Riunitisi nei sotterranei della "Casa degli Ufficiali", i difensori della cittadella hanno cercato di coordinare le loro azioni: è stato preparato un progetto di ordinanza n. 1 del 24 giugno che proponeva la creazione di un gruppo di battaglia e quartier generale, per contare sul personale rimanente. Tuttavia, non è stato possibile attuare pienamente i piani: i tedeschi hanno fatto irruzione nella cittadella. Un folto gruppo di difensori della cittadella ha cercato di evadere dalla fortezza attraverso la fortificazione di Kobryn.

La sera del 24 giugno, i tedeschi catturarono le fortificazioni di Volyn e Terespol, e i resti della guarnigione di quest'ultima, rendendosi conto dell'impossibilità di resistere, attraversarono di notte la Cittadella. Pertanto, la difesa era concentrata nella fortificazione di Kobryn e nella cittadella. Alla fortificazione di Kobryn, a questo punto, tutti i difensori (circa 400 persone sotto il comando del maggiore Pyotr Gavrilov) si concentrarono nel Forte Orientale. Ogni giorno i difensori della fortezza dovevano respingere 7-8 attacchi dove venivano usati i lanciafiamme. Il 26 giugno cadde l'ultima sezione della difesa della Cittadella vicino alla Porta delle Tre Frecce, il 29 giugno il Forte Orientale. 
Gavrilov dopo l'attacco tedesco alla fortezza, guidò un gruppo di combattenti del 1° battaglione del suo reggimento e piccole unità sparse del 333° e 125° reggimento di fucilieri, a capo del quale combatté sul bastione alla Porta Nord della fortificazione di Kobryn; poi guidò la guarnigione del Forte Orientale, dove dal 24 giugno si concentrarono tutti i difensori della fortificazione di Kobryn. In totale, Gavrilov aveva circa 400 persone con due cannoni antiaerei, diversi cannoni da 45 mm e una mitragliatrice contraerea.
Nelle cantine della caserma del 333° reggimento vicino alle porte di Terespol, alcuni gruppi continuarono a combattere. Il 29 giugno fecero un disperato tentativo di sfondare a sud.

La sera del 29 giugno dopo che i tedeschi sganciarono 22 bombe da 500 chilogrammi e una bomba aerea del peso di 1800 kg, che fece saltare in aria il deposito di munizioni dei difensori, il Forte Orientale cadde. Tuttavia, i tedeschi riuscirono a ripulirlo solo il 30 giugno.
Gavrilov con i resti del suo gruppo (con quattro mitragliatrici) iniziarono a rifugiarsi nelle casematte. Per diversi giorni il gruppo fece sortite finché non fu disperso.
Rimasero solo centri di resistenza isolati e singoli combattenti, che si riunivano in gruppi organizzando una resistenza attiva, o cercavano di evadere dalla fortezza e unirsi ai partigiani a Belovezhskaya Pushcha (molti ci riuscirono). Per eliminare le ultime possibili sacche di resistenza, l'alto comando tedesco diede ordine di allagare le cantine della fortezza con l'acqua del fiume Bug.

"Sto morendo, ma non mi arrendo! Addio, Patria" 



"Sto morendo, ma non mi arrendo! Addio, Patria” è una delle iscrizioni fatte nella Fortezza di Brest, il 20 luglio 1941, nell'area delle Porte di Bialystok. 
L'iscrizione è stata trovata tra le rovine delle caserme del 132° battaglione dell'NKVD, una delle quattro unità delle truppe NKVD, che, insieme alla guarnigione dell'Armata Rossa, erano di stanza alla fortezza. Si ritiene che l'iscrizione sia stata fatta da un militare di questo battaglione, Fyodor Ryabov. Dopo la cattura della Cittadella della Fortezza di Brest, lo stendardo del 132° battaglione del NKVD, nascosto dall'Armata Rossa, fu ritrovato tra le rovine di una caserma fatiscente il 2 luglio 1941 dai soldati della Wehrmacht.
Secondo un rapporto tedesco il 23 luglio ci fu una scaramuccia seguita dalla cattura di un ufficiale sovietico il giorno successivo. Nasce così l'ultima battaglia documentata nella fortezza descritta in un rapporto tedesco.

Comandante delle Truppe nel Governo Generale: dal Diario di Guerra n. 1
Della sparatoria alla Porta Nord e della cattura del comandante
23/07/1941 

A metà giornata del 23/07, la squadra di pulizia [del territorio] è stata colpita dal fuoco della casamatta alla Porta Nord, i restanti nemici bloccati [nella casamatta] hanno sparato. 5 persone sono rimaste ferite. Durante il successivo rastrellamento della fortezza, un altro soldato fu ferito. un tenente anziano russo è stato fatto prigioniero.
[…] 24/07/1941. A seguito del setacciamento della fortezza di Brest-Litovsk per la presenza di nemici sopravvissuti, furono trovati solo 7 russi morti. 

Il 23 luglio, cioè il trentaduesimo giorno di guerra, il maggiore Gavrilov, che comandava la difesa del forte orientale, fu fatto prigioniero, e fu l'ultimo difensore della fortezza di Brest. 
Gavrilov era rimasto solo e gravemente ferito. Secondo la descrizione del medico che lo ha curato in ospedale:
" ...il maggiore catturato indossava l'uniforme completa, ma tutti i suoi vestiti si erano ridotti a brandelli, il suo viso era coperto di fuliggine e polvere e ricoperto di barba. Era ferito, privo di sensi e sembrava emaciato all'estremo. Era nel vero senso della parola uno scheletro ricoperto di pelle. Fino a che punto fosse arrivato l'esaurimento, si poteva giudicare dal fatto che il prigioniero non poteva nemmeno fare un movimento di deglutizione: non aveva abbastanza forza per questo, e i medici dovevano applicare l'alimentazione artificiale per salvargli la vita."

Ma i soldati tedeschi che lo fecero prigioniero e lo portarono al campo raccontarono ai medici che quest'uomo, nel cui corpo già balenava appena la vita, appena un'ora prima, quando lo sorpresero in una delle casematte della fortezza, combatteva a mani nude, lanciando granate, sparando con una pistola, uccidendo e ferendo diversi nazisti. (Smirnov S. S.: La Fortezza di Brest, 1965).
Un documento pubblicato recentemente descrive in dettaglio l'impresa del maggiore Pyotr Gavrilov. I tedeschi erano così sbalorditi che gli salvarono la vita, dopodiché vennero ripetutamente al campo di prigionia per vedere Gavrilov con i propri occhi.
Nella fortezza morirono circa 2mila soldati sovietici.
I tedeschi vicino alla Fortezza di Brest persero più di 1100 tra morti e feriti, questo senza tener conto delle perdite di unità assegnate alla divisione che iniziò l’attacco, che non furono da meno. Le perdite totali dei tedeschi (feriti, uccisi, dispersi) nella Fortezza di Brest, secondo una ricostruzione, ammonterebbero a 1197 militari, di cui 87 ufficiali della Wehrmacht. Secondo altre fonti, queste perdite furono superiori: circa 1.500 tra morti (di cui 32 ufficiali) e feriti. 
Il bilancio che trassero i tedeschi fu che:
“Un attacco a una fortezza in cui siede un coraggioso difensore costa molto sangue. Questa semplice verità è stata ancora una volta dimostrata durante la cattura di Brest-Litovsk. I russi a Brest-Litovsk hanno combattuto in modo estremamente ostinato e persistente. Hanno mostrato un eccellente addestramento di fanteria e una notevole volontà di combattere”.
(Rapporto di combattimento del comandante della 45a divisione, tenente generale Shliper sull'occupazione della fortezza di Brest-Litovsk, 8 luglio 1941).

Alla fine di agosto del 1941 Adolf Hitler e Benito Mussolini visitarono Brest. È anche noto che la pietra che Hitler aveva prelevato dalle rovine del ponte della fortezza, fu ritrovata nel suo ufficio dopo la fine della guerra.



La memoria dei difensori della fortezza 

Memoriale della Fortezza di Brest

Per la prima volta, la difesa della Fortezza di Brest divenne nota dal rapporto del quartier generale tedesco sulla cattura di Brest-Litovsk, recuperato dai documenti della 45a Divisione di fanteria sconfitta nel febbraio 1942, vicino a Orel. Alla fine degli anni Quaranta apparvero sui giornali i primi articoli sulla difesa della Fortezza di Brest; nel 1951, l'artista Pyotr Krivonogov dipinse “I difensori della fortezza di Brest". Il merito di ripristinare la memoria degli eroi della fortezza appartiene in gran parte allo scrittore e storico Sergei Smirnov, nonché a Konstantin Simonov, che ha sostenuto la sua iniziativa. Nel 1955 fu pubblicato l'eroico dramma di Sergei Smirnov "La Fortezza sopra il Bug", nel 1956 il documentario di Smirnov "La Fortezza di Brest" e il lungometraggio basato sulla sceneggiatura di Simonov "La Guarnigione Immortale" fu distribuito sugli schermi mondiali (premiato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia) .
Da quel momento, la Fortezza di Brest è diventata un simbolo dell'incrollabile resilienza del popolo sovietico. L'8 maggio 1965, la Fortezza di Brest ricevette il titolo di Fortezza Eroe. Dal 1971 è un complesso commemorativo. Il Museo della Difesa della Fortezza di Brest e le rovine del Palazzo Bianco sono adiacenti alla Piazza del Cerimoniale. 
Il centro compositivo è il monumento principale del "Coraggio"; sul retro sono presenti composizioni in rilievo che raccontano singoli episodi dell'eroica difesa della fortezza. I resti di 1038 persone sono sepolti nella necropoli a 3 livelli, correlata al monumento. Ci sono 277 nomi sulle lastre, il resto è sepolto come ignoto. Di fronte alle rovine dell'ex dipartimento del genio, brucia la Fiamma Eterna della Gloria. Sulla piattaforma di osservazione sono stati conservati i ruderi della caserma del 333° Reggimento di fanteria e di altre strutture difensive e residenziali.
Il 9 maggio 1972, i pionieri entrarono per la prima volta al posto n. 1 vicino alla fiamma eterna della Fortezza di Brest. Il 24 settembre 1984 fu aperto il Museo dei "Ragazzi dell’Immortale Brest".
Con decreto del Presidente della Repubblica della Bielorussia del 19 settembre 1996, il complesso commemorativo "Fortezza Eroe di Brest" è stato insignito dello Stendardo di Stato onorario della Repubblica della Bielorussia "per risultati speciali nello sviluppo socio-culturale, educazione patriottica dei giovani”.
Con decreto del Presidente della Repubblica della Bielorussia il personale dell'istituzione statale "Complesso commemorativo" Fortezza di Brest "è stato insignito del Premio speciale della Repubblica della Bielorussia" per il grande contributo alla conservazione della memoria storica della Grande Guerra Patriottica e nel 2021, il complesso commemorativo "Fortezza Eroe di Brest" è stato insignito dell'Ordine di Francysk Skaryna.

Convegno sul genocidio in Bielorussia nella II° Guerra Mondiale

 

Convegno sul genocidio in Bielorussia nella II° Guerra Mondiale 

Giambattista Cadoppi




di Giambattista Cadoppi 

Si è tenuto a Minsk all’inizio di dicembre un convegno sul genocidio in Bielorussia, in occasione del 75° anniversario dell’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sulla prevenzione e la repressione del genocidio.

La Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio è stata adottata il 9 dicembre 1948 a Parigi. 
Per prima cosa ha stabilito il concetto di crimine di genocidio nel diritto internazionale. Il documento obbliga tutti gli Stati e i popoli a restare vigili e richiede loro di agire per prevenire e punire il genocidio. 
La Bielorussia è stato uno dei paesi più colpiti da una serie interminabile di stragi nella Seconda guerra mondiale, con più di un terzo degli abitanti che hanno perso la vita. Tra i partecipanti c’erano rappresentanti di molti paesi stranieri. Io ero tra gli invitati assieme a ospiti provenienti dalla Polonia, Lettonia, Germania, Brasile, Iran. 
Oltre alla relazione al convegno i partecipanti hanno potuto visitare il villaggio di Khatyn’, la Marzabotto bielorussa, dove trovarono la morte 149 persone, di cui 75 bambini — uccisi dai nazisti. Il più giovane abitante di Khatyn’ aveva solo sette settimane. Poi abbiamo visitato il campo di concentramento di Trostenets, l'Auschwitz bielorussa, nel quale furono uccise 206.500 persone. Davvero posti che fanno riflettere anche per chi oggi subisce un nuovo genocidio, ossia Gaza.
La stampa bielorussa ha dato ampio risalto al Convegno, anche se molti siti bielorussi non sono visibili nel democraticissimo Web occidentale. 

Di seguito la mia relazione, svolta in inglese, in corso di pubblicazione in russo.

Sull’interpretazione degli avvenimenti sul Fronte Orientale nel corso della Seconda guerra mondiale in Occidente

Sul Fronte Orientale si è svolta la più grande guerra nella storia dell’umanità: per numero di morti, per estensione, per il carattere tragico e per le sue conseguenze. Inevitabilmente la Bielorussia è stata il teatro principale di questa guerra, sia perché le truppe naziste attaccarono come linea principale in questa direzione, sia perché le battaglie per l’Operazione Bagration si svolsero su questa direttrice. 
Il risultato è stata la devastazione del territorio della Bielorussia. 
Inoltre, molte delle operazioni antipartigiane dei nazisti si svolsero in Bielorussia che è ricordata anche, nella tradizione orale e nella cultura popolare, come la terra dei partigiani.
Senza la vittoria dell’Armata Rossa, un risultato descritto dallo storico Geoffrey Roberts come «la più grande impresa d’armi nella storia del mondo», la Germania avrebbe molto probabilmente vinto la guerra, perché avrebbe acquisito il controllo dei giacimenti petroliferi del Caucaso, i ricchi terreni agricoli dell'Ucraina e del Nord del Caucaso e molte altre ricchezze delle vaste terre sovietiche. La Germania sarebbe potuta diventare una potenza imbattibile se avesse distrutto l’Armata Rossa. 
Gli Stati Uniti hanno sempre cercato di convincere i propri connazionali e il resto del mondo che furono gli americani a fermare il fascismo e infine a sconfiggere Hitler, ma ciò è dovuto al loro patologico narcisismo. Tanti importanti storici occidentali e americani hanno mosso obiezioni a questo modo di pensare.
Lo storico militare americano David Glantz scrive che una rivista americana, nel cinquantesimo anniversario dello sbarco in Normandia del 1944, presentò una foto di copertina del generale Dwight D. Eisenhower, acclamandolo come l'uomo che sconfisse Hitler. Se qualcuno avesse meritato questa reputazione, sostiene Glantz, non sarebbe stato Eisenhower ma Zhukov, Vasilevsky, o forse lo stesso Stalin. 
Più in generale, l'Armata Rossa e i cittadini sovietici di tante nazionalità fecero la parte del leone nella lotta contro la Germania dal 1941 al 1945. Solo la Cina, che ha subito un attacco giapponese quasi continuo dal 1931 in poi, ha eguagliato il livello di sofferenza e sacrificio dei sovietici.
Gli storici occidentali hanno creato l'impressione che l'offensiva britannica di El Alamein e lo sbarco degli alleati nei paesi del Nord Africa nel novembre 1942 abbiano segnato una svolta nella lotta contro i "paesi dell'asse". Nell'Enciclopedia Storica della Seconda guerra mondiale, pubblicata negli Stati Uniti nel 1989, gli autori hanno dedicato 168 righe alla battaglia di El Alamein e solo 93 alla battaglia di Stalingrado. Nel dizionario storico-militare di Thomas Harbottle, Dictionary of Battles, si afferma che El Alamein fu una delle battaglie decisive della Seconda guerra mondiale, una valutazione superiore a quella della Battaglia di Stalingrado. L'evento più importante della guerra mondiale secondo molti storici occidentali è lo sbarco degli Alleati in Normandia nel giugno del 1944 che a confronto con le grandi battaglie del Fronte Orientale risulta quasi una scaramuccia.
Anche il generale Marshall, ex-capo di Stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, in un rapporto al presidente Roosevelt, scrisse che la svolta della guerra è iniziata a Stalingrado e a El Alamein. Anche questa affermazione non è corretta, dal momento che sul fronte sovietico-tedesco i nazifascisti avevano, nell’autunno del 1942, 226 divisioni, mentre nell’Africa settentrionale avevano – al momento della battaglia di El Alamein – solo dodici divisioni, di cui otto italiane.

Sul fronte orientale i combattimenti, che infuriarono per 4 anni, coinvolsero 400 divisioni tedesche e sovietiche; il fronte stesso si estendeva per 1.600 km. Nel frattempo, le offensive sul fronte occidentale coinvolsero 15-20 divisioni al massimo. L'armata tedesca subì l'88% delle perdite sul fronte orientale. Le cifre possono divergere ma non nell’ordine di grandezza. Secondo David Glantz e Jonathan House, l’Armata Rossa inflisse circa l'80% (oltre 3,5 milioni di soldati morti) di tutte le perdite sofferte dalle forze terrestri tedesche (Wehrmacht e Waffen-SS) durante l'intero conflitto. Fu l'Armata Rossa a impedire ai tedeschi di portare a termine le importanti offensive nel 1943 e soprattutto sconfiggendo a Kursk le truppe germaniche, fece sì che i tedeschi perdessero ogni capacità di offensiva strategica. 
Il ruolo chiave dell'armata sovietica nella Seconda guerra mondiale sarà così evidente agli storici che in futuro USA e Gran Bretagna verranno semplicemente accreditate per aver fornito un supporto, seppur importante. Questa guerra, come ha detto qualcuno, sarà ricordata come “la guerra tedesco-sovietica”.

Il revisionismo della Seconda guerra mondiale minimizza il ruolo prominente del Fronte Orientale e dell’Armata Rossa, ma sottace anche la pesante sconfitta della Francia e delle truppe britanniche in Francia e Belgio, e poi in Grecia. Si cerca di parlare il meno possibile della "strana guerra".

Ovviamente gli storici occidentali tendono a rafforzare il mito della funzione decisiva degli aiuti occidentali (Lend-Lease), elemento fondamentale nella percezione sbagliata che l'Occidente ha della guerra.
Soprattutto la visione occidentale della guerra fu plasmata dai media, da Hollywood che superò nettamente la cinematografia sovietica che non aveva mercato in Occidente, per cui noi occidentali abbiamo visto 99 film fatti a Hollywood e (forse) uno fatto in Unione Sovietica. Sebbene per avere una visione il più possibile realistica occorreva averne visto almeno 80 di produzione sovietica e 20 di produzione occidentale. Il film di Elem Klimov (Idi i smotri) è pressoché sconosciuto in Occidente.
I sondaggi IFOP sul contributo militare dell'Unione Sovietica e degli Stati Uniti alla vittoria sui nazisti si sono, tra il maggio 1945 e il maggio 2015, praticamente invertiti: il 57% degli intervistati propendeva per il ruolo determinante giocato dall'URSS alla prima data (20% per gli Stati Uniti); Oggi invece il 54% propende per il ruolo maggiore giocato dagli Stati Uniti, fino al 59% tra quelli sotto i 35 anni, vittime principali della scarsa attenzione data dell'insegnamento della storia.
In Occidente le proporzioni dell’orrore determinato dalla Seconda guerra mondiale sul Fronte Orientale sono, se non ignorate, quantomeno sminuite. Ciò è dovuto in gran parte alla sottovalutazione voluta, per ragioni, come abbiamo visto, meramente propagandistiche, del ruolo militare dell’Armata Rossa e della resistenza delle popolazioni dell’ex-Unione Sovietica. Tale sottovalutazione di riflesso ha sminuito le conseguenze sulla popolazione civile.
È del tutto naturale che, data questa sproporzione, l’opinione prevalente in Occidente sia che si ignorino le sofferenze patite dalle popolazioni sovietiche e in particolare dalla Bielorussia.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Repubblica Socialista Sovietica di Bielorussia contava 9,2 milioni di abitanti. Cosicché sul territorio bielorusso occupato dai nazisti più di 8 milioni di persone finirono stabilmente sotto occupazione, oltre a 900mila prigionieri di guerra sovietici. 
Il primo passo degli occupanti è stata l’introduzione di restrizioni alle libertà civili della popolazione locale dichiarando lo stato di emergenza. L’intera popolazione residente nel territorio occupato era soggetta a registrazione obbligatoria nelle amministrazioni locali. Le attività di tutte le organizzazioni sono state vietate, così come lo svolgimento di raduni e riunioni. È stato introdotto un controllo degli accessi nelle varie località ed era in vigore il coprifuoco. Dai primi giorni della guerra, i tedeschi hanno effettuato massicce epurazioni: hanno ucciso comunisti, membri del Komsomol, commissari politici, funzionari dello stato sovietico, rappresentanti dell’intellighenzia.
Alla fine del 1945, il numero dei cittadini bielorussi era sceso a 6,3 milioni. L’amministrazione tedesca ha perseguito una politica di genocidio, rapina e violenza. Tutto questo è avvenuto secondo il Generalplan Ost.
La popolazione della Bielorussia ha dovuto effettuare pagamenti in natura insopportabili. Queste misure, attuate dall’amministrazione tedesca sul territorio della Bielorussia, hanno contribuito all’ascesa del movimento di liberazione. Dai primi giorni della guerra, i bielorussi iniziarono a resistere ai nazisti. Dopo l’introduzione di varie restrizioni e tasse, il malcontento tra la popolazione civile è cresciuto in modo esponenziale, il che ha permesso di organizzare con successo il movimento partigiano.
Come riporta un testo scolastico: "Nella guerra partigiana contro gli occupanti fascisti tedeschi della nostra repubblica, fianco a fianco con la popolazione bielorussa (71,9 per cento) hanno partecipato russi (19,29 per cento), ucraini (3,89 per cento), lituani, lettoni, georgiani, kazaki, armeni, uzbeki, azeri, moldavi, ebrei, figli e figlie di più di settanta nazionalità dell'Unione Sovietica".
Per combattere la resistenza anti-tedesca, furono ampiamente utilizzate spedizioni punitive, oltre 140. Intere aree sono state distrutte, trasformandosi in “zone desertiche”. Durante tutto il periodo dell’occupazione tedesca, secondo le statistiche sovietiche, 209 città e 9.200 villaggi bielorussi furono distrutti di cui 628 insediamenti furono annientati insieme a tutti gli abitanti e 2,23 milioni di cittadini sovietici furono uccisi nel territorio della Bielorussia. Khatyn’ è la versione bielorussa dell’italiana Marzabotto. Un intero villaggio distrutto assieme ai suoi abitanti: 149 persone, di cui 75 bambini — furono uccisi dai nazisti. Il più giovane abitante di Khatyn’ aveva solo sette settimane. Ci sono state "non uno, o due, ma 627 Lidice e Oradours in Bielorussia", ha osservato lo scrittore bielorusso Ales' Adamovich. "A Buchenwald è stato ucciso un detenuto su cinque (50mila su 250mila]), in Bielorussia una persona su quattro. La campagna bielorussa è stata trasformata in un campo di concentramento".
La prima spedizione punitiva ebbe luogo nel luglio-agosto 1941. Durante l’operazione, i nazisti hanno ucciso 13.788 persone. Nel rapporto sui risultati di una di queste spedizioni (luglio-agosto 1943), il comandante riferì a Berlino che 4.280 persone furono uccise, 20.944 furono fatte prigioniere, compresi 4.180 bambini. I soldati tedeschi requisirono parecchie migliaia di polli, mucche, vitelli, pecore, maiali e oltre 100 veicoli agricoli, il tutto per affamare la popolazione.
I nazisti usavano spesso i bambini come “donatori” di sangue. La popolazione locale era coinvolta nello sgombero delle aree minate, era uno scudo umano nelle operazioni di combattimento contro i partigiani e le truppe dell’Armata Rossa. L’amministrazione tedesca ha utilizzato la deportazione della popolazione per il lavoro forzato in Germania e nei territori occupati. Circa 400mila persone, i cosiddetti ostarbeiter, sono state deportate dalla Bielorussia. 186mila bielorussi sono morti sul lavoro.
La parte “razziale” del genocidio è stata eseguita con particolare crudeltà: ebrei, zingari, malati fisici e mentali furono eliminati. Nelle città furono organizzate zone speciali di residenza degli ebrei: i ghetti. In totale, secondo varie fonti, da 111 a più di 200 ghetti furono creati in Bielorussia.
Sono stati creati 260 campi di concentramento e di sterminio. Il più grande era il campo di sterminio di Trostenets, nel quale furono uccise 206.500 persone.
Vasil' Zakhar'ka, offrì l'alleanza tra la Rada della Repubblica Popolare Bielorussa in esilio, (successore dello stato fantoccio creato durante l'occupazione tedesca nel 1918) e la Germania nazista, augurando a Hitler "una rapida e decisiva vittoria sul regime giudeo-bolscevico su tutti i fronti". Ma il collaborazionismo ebbe scarso seguito in Bielorussia. Nella loro corrispondenza interna, i nazisti si lamentarono dello scarso entusiasmo della popolazione locale nel commettere atti di violenza antiebraica: i bielorussi "non sembravano capire il problema razziale posto dagli ebrei". Nell'agosto del 1941 le Einsatzgruppen riportarono che "non c'è praticamente nessuna coscienza nazionale nell'area. Manca anche un pronunciato antisemitismo". 
La distruzione di massa della popolazione venne effettuata da  gruppi speciali : dalle Einsatzgruppen, Einsatzkommandos del Sicherheitsdienst (SD),  con il supporto della polizia locale collaborazionista, la Schutzmannschaften. Le autorità occupanti inizialmente incontrarono notevoli difficoltà nel trovare collaboratori bielorussi affidabili, e durante il primo anno dell'occupazione molti Schutzmänner in Bielorussia erano volontari provenienti da Lituania, Ucraina e Lettonia. Alla fine dell'estate del 1941 i nazisti inviarono in Bielorussia un certo numero di formazioni armate filofasciste ucraine e un battaglione lituano, che furono utilizzati per combattere i partigiani e partecipare alla distruzione di massa della popolazione. Il genocidio del popolo bielorusso fu opera, dunque, dei nazisti con l'assistenza di collaboratori lettoni, lituani e ucraini. Secondo i rapporti del dodicesimo battaglione lituano, solo nel periodo tra il 5 ottobre e il 7 novembre 1941 furono sterminate oltre 43mila persone nel territorio della Bielorussia.
Nell'ottobre 1941 le SS Einsatzgruppen massacrarono ebrei e bielorussi senza l'autorizzazione dell'amministrazione civile nazista locale e delle autorità di sicurezza delle SS. La violenza fu tale che suscitò persino la protesta del Generalkommissar Wilhelm Kube secondo cui la città diventò un'immagine dell'orrore. Con indescrivibile brutalità sia da parte degli agenti di polizia tedeschi che soprattutto dei collaborazionisti lituani, ebrei e bielorussi, furono portati fuori dalle loro abitazioni, raggruppati assieme e uccisi.
Il Generalkommissar Wilhelm Kube progettò di radere al suolo Minsk e sostituirla con un insediamento tedesco, chiamato Asgard. 
Tutte le risorse economiche e naturali delle aree occupate furono dichiarate proprietà tedesca. È stato introdotto il servizio di lavoro obbligatorio. L’essenza della politica economica nell’Europa orientale (inclusa la Bielorussia) può essere giudicata in base alle richieste di Goering ai Reichskommissar nell’agosto 1942: «Venite mandati lì per lavorare per il benessere della nostra gente, e per questo è necessario rubare tutto il possibile. Allo stesso tempo, non m’importa assolutamente se le persone delle regioni occupate muoiono di fame. Lasciateli morire affinché i tedeschi possano vivere».

Francesca Albanese no, Svetlana Tikhanovskaya sì, o di come il doppiopesismo occidentale si ripropone su scala locale (J. C. Martini)

      La conclusione sempre più prossima di questo 2025 ci regala ulteriori perle del totale cortocircuito ideologico della politica l...